Imu: rincari per tutti

Con la scadenza al 31 ottobre del termine per l’adozione dei bilanci preventivi, quasi tutti i Comuni (comunque gran parte dei capoluoghi di Provincia) hanno definito l’aumento delle aliquote IMU sfruttando i margini di manovra previsti dal decreto salva-Italia, spingendo il prelievo oltre il livello dello 0,4% sulla casa principale e facendo altrettanto per la tassazione degli altri immobili, dove il limite massimo è fissato all’1,06%.
In base ai calcoli svolti dal Sole 24 Ore, gli aumenti non sono omogenei su scala nazionale: nelle grandi città del Centro-Nord (a parte alcune eccezioni come Milano) i rincari vanno dai 500 ai 700 euro, al Sud dai 200 ai 300 euro mentre nelle città minori non si arriva ai 200 euro in tutto.
Sul fronte della prima casa, forti aumenti sono previsti nelle città di Torino, Rovigo (dove l’acconto è stato quintuplicato), Roma, Perugia e Napoli ma ci sono situazioni dove si pagherà lo stesso importo (Bologna, Milano, Firenze) o si pagherà un importo minore (come nel caso del Comune di Bari, che ha attuato una politica di aliquote generose per rendere l’imposta meno onerosa ai cittadini).
Se nel caso delle abitazioni principali un ruolo decisivo è stato svolto dalla libertà di scelta dei Comuni, per le altre tipologie immobiliari come la seconda casa la questione è più omogenea, dato che la spinta verso l’aliquota massima dell’1,06% è stata forte un po’ dappertutto.
L’IMU inoltre peserà molto sui bilanci delle imprese che possiedono un negozio, un laboratorio o un capannone: anche per questa tipologia di immobili le aliquote, salvo pochissime eccezioni, oscillano tra lo 0,96% e il massimo applicabile, ossia l’1,06% (secondo alcune stime, si arriverà a pagare addirittura il triplo rispetto alla vecchia ICI) .
 

di Giuseppe Sallustio

Data del post: 05/11/2012

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