L'inaugurazione dell'anno giudiziario 2014 della Corte dei Conti

“L’anno giudiziario 2014 si apre in un contesto economico ancora difficile… e con tendenze contraddittorie.Sul fronte internazionale … la minore espansione degli scambi mondiali da un lato e un cambio dell’euro più forte dall’altro …indeboliscono le prospettive delle esportazioni italiane che rappresentano il fattore strategico per la ripresa…

Nonostante poi che si abbia avuto nei tassi italiani una riduzione di circa 50 punti base, …il credito bancario continua a ristagnare, imbrigliando la forza della ripresa…
Sicuramente è stata recuperata una maggiore solidità finanziaria … come richiesto dagli impegni assunti a livello comunitario per il risanamento dei conti pubblici.
Nonostante però i cenni di allentamento delle tensioni finanziarie è ancora molto lungo il cammino per il rilancio dell’economia”.
Sono queste le parole con cui il Presidente della Corte dei Conti Squitieri ha aperto il suo discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario 2014.
In effetti la politica di bilancio italiana si muove con difficoltà tra le esigenze della crescita economica e quelle del riequilibrio della finanza pubblica. Nel 2013 il grado rigoroso di restrizione della spesa imposto dalla crisi finanziaria – che si è rivelato macro-economicamente insostenibile – è stato attenuato con l’obiettivo di fronteggiare il ristagno economico e le emergenze sociali.
Sono stati assunti provvedimenti importanti, quali il pagamento dei debiti delle amministrazioni pubbliche e l’alimentazione dei fondi destinati ad alleviare la restrizione nell’accesso al credito, elementi questi di una politica mirata ad assecondare la ripresa della crescita, senza compromettere gli obiettivi posti in termini di saldi di bilancio.
Tuttavia, come ha posto in evidenza Squitieri, questa inversione di tendenza nell’andamento della spesa rispetto al severo contenimento operato negli ultimi anni và comunque attentamente monitorata, tanto più ove il crescente ricorso a misure di spesa trovi copertura nell’anticipazione di entrate future – come avviene con la legge di stabilità 2014 – con consistenti rischi di trasferire gli attuali squilibri sugli esercizi a venire.
Per la Corte gli obiettivi di medio termine definiti a livello europeo costituiscono infatti ancora un vincolo severo per la gestione del bilancio e del debito pubblico e va scongiurata l’eventualità di nuovi interventi di correzione del disavanzo che riconducano in quel circolo vizioso che rallenta la ripresa.
Avere introdotto nella Carta Costituzionale il principio dell’equilibrio tra entrate e spese del bilancio, il cosiddetto “pareggio di bilancio”, estendendo il vincolo a tutte le amministrazioni pubbliche (Stato, regioni ed enti locali) rappresenta un cambiamento di portata storica.
Nello scenario caratterizzato da un insieme di novità istituzionali (fiscal compact, six pack e two pack), già in larga misura operanti, la Corte dei Conti deve rafforzare la sua azione per rendere il suo controllo circa il rispetto degli equilibri non solo un mero adempimento contabile ma un elemento di garanzia per i cittadini e per le istituzioni. Essa del resto, anche in virtù della sua esclusiva articolazione sul territorio, vede confermati compiti e responsabilità nella valutazione dell’operato dei soggetti che sono chiamati a contribuire al rispetto degli obiettivi definiti in sede comunitaria.
A tal fine il Presidente ha ricordato come la Corte abbia proceduto al potenziamento degli strumenti di analisi a sua disposizione, allo scopo di consentire valutazioni autonome e tecnicamente fondate degli andamenti economici, nonché adeguate al ruolo che è attribuito all’Istituto in termini di verifica dei conti pubblici.
Da qui l’auspicio di una completa disponibilità e accessibilità ai dati contabili e finanziari di tutte le amministrazioni pubbliche, condizioni queste indispensabili perché l’Organismo contabile possa svolgere sempre più efficacemente il ruolo, costituzionalmente assegnatogli, di “garante neutrale degli equilibri di finanza pubblica”.
Del resto questo ruolo di efficiente ed efficace controllore della finanza pubblica, esterno e indipendente rispetto al Governo, è quello che è stato confermato e valorizzato dalla stessa Unione Europea nel momento in cui, ad esempio, ha demandato proprio alle Corte dei Conti nazionali e alle altre istituzioni di controllo il compito di assistere la Commissione nelle procedure di indagine sulle c.d. “manipolazioni” dei dati relativi al disavanzo pubblico e al debito pubblico.
Non va sottaciuta la piena collaborazione che la Corte, sulla base dell’ampia conoscenza delle pubbliche gestioni che le proviene dall’esercizio della sua azione, sta offrendo al Commissario straordinario nominato dal Governo per la revisione e la razionalizzazione della spesa pubblica che rappresentano lo snodo fondamentale nell’azione del Governo.
Secondo Squitieri sussistono ampi margini per una razionalizzazione della stessa e per il riassorbimento di inefficienze e distorsioni gestionali. E’ il caso ad esempio dell’ ingiustificata sussistenza di trattamenti economici sperequati nell’ambito della pubblica amministrazione come pure occorre vigilare affinchè nell’istituzione di nuovi organismi e autorità indipendenti non si determino assetti retributivi privilegiati.
Ma il punto centrale è stato toccato allorchè si è posto l’accento sul fatto che proseguire nella direzione dei soli tagli di spesa non selettivi, quali quelli lineari, oltre a non rivelarsi sufficiente, fa conseguire risultati di gran lunga inferiori alle attese.
Con forza è stata anche ribadita la necessità di una capillare diffusione della cultura della legalità nelle pubbliche amministrazioni e della lotta alla corruzione (anche con l’emanazione di norme chiare e semplici che non lascino margini di incertezza e ambiguità entro i quali più facilmente attecchisce il fenomeno), sebbene si sia anche insistito sull’importanza di una strategia di prevenzione generale che renda residuale, anche se necessario, il momento sanzionatorio dei comportamenti illeciti.

L’intervento del Presidente si è concluso ricordando che il 2014 sarà un anno in cui l’Italia dovrà dimostrare di essere in grado di riformare le proprie istituzioni e le regole. Anche l’Europa è chiamata però ad un compito importante: ricercare le autentiche ragioni dell’appartenenza all’Unione che vanno ritrovate non nei soli vincoli di bilancio, ma nell’adozione di progetti di rilevante interesse strategico comune.

Dott.ssa Maria Rosaria Pacelli

Data del post: 16/02/2014

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