Reato di sottazione fraudolenta al pagamento delle imposte

Il D.L. n. 78/2010 introduce novità importanti in tema di sottrazione fraudolenta. Il decreto riformula il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte introducendo un’aggravante quando la sottrazione fraudolenta ha per oggetto importi superiori a 200.000 euro.
L'art. 11 del D.Lgs. n. 74/2000, prevede il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, che si realizza quando il contribuente, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore a 51.645,69 euro, “aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere, in tutto o in parte, inefficace la procedura di riscossione coattiva”.

Il “vecchio” comma 1 dell’art. 11 prevedeva la pena della reclusione da 6 mesi a 4 anni per chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento delle predette imposte ed accessori, per un importo superiore a 51.645,69 euro, alienava “simulatamente” o compiva altri atti “fraudolenti” sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva.

La nuova disposizione introduce le seguenti novità:

a) riduce la soglia di punibilità da 51.645,69 euro a 50.000 euro;
b) introduce una specifica aggravante qualora le somme al cui pagamento il contribuente intende sottrarsi siano superiori al quadruplo della predetta nuova soglia di punibilità.

L’aggravante, in pratica, scatta qualora l’importo sia superiore a 200mila euro, nel qual caso si applica la reclusione da 1 a 6 anni.

Nuovo Reato

Il comma 2 dell’art. 11 prevede un nuovo reato che si concretizza quando, al fine di ottenere per sè o per altri un pagamento parziale dei tributi e relativi accessori, si indica nella documentazione presentata ai fini della procedura di transazione fiscale  elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi per un ammontare complessivo superiore ad euro 50.000. In tal caso, si applica la reclusione da 6 mesi a 4 anni. Inoltre, se l’ammontare dei componenti attivi non indicati e di quelli passivi fittizi è superiore ad euro 200.000 si applica la reclusione da 1 a 6 anni. Il reato in esame, si realizza nell’ambito della transazione fiscale.
 

Transazione fiscale
L’istituto della transazione fiscale è contemplato dall’art. 182-ter del R.D. n. 267/1942. La norma include tra i crediti tributari suscettibili di transazione anche gli accessori al tributo; a tal fine, la circolare n. 40/E del 18 aprile 2008 ha precisato “che possano essere oggetto di transazione non solo gli accessori in senso proprio, vale a dire gli interessi relativi al tributo e l’indennità di mora, ma anche le sanzioni amministrative per violazioni tributarie”. Uniche eccezioni Iva e ritenute d'acconto.

Relativamente all'IVA, la norma dispone che la proposta di transazione “può prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento”, senza alcuna riduzione del debito fiscale. La regola prevista per l’IVA trova applicazione anche “alle ritenute operate e non versate” in quanto si tratta di somme trattenute dal sostituto a titolo di acconto che sono poi utilizzate dal sostituito, in detrazione dal proprio debito tributario.
 

Infine, con la lettera c) si prevede la revoca di diritto, per le sole transazioni fiscali concluse nell’ambito degli accordi di ristrutturazione, in caso di omesso pagamento delle somme dovute entro un ragionevole termine dalla scadenza fissata (90 giorni).
 

Data del post: 07/07/2010

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