Decreto Sostegni: pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.l. 41 del 22 marzo 2021

Dopo tanto parlare ha preso vita, con la pubblicazione in gazzetta ufficiale del D.L. 41/2021, la rottamazione delle cartelle esattoriali. Il provvedimento riguarda i debiti verso l’agente della riscossione non superiori a € 5.000,00, derivanti da affidamenti trasferiti dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010. Tali affidamenti, che poi si trasformano in cartelle esattoriali, sono azzerati per legge, a condizione che il debitore abbia un reddito imponibile non superiore a € 30.000,00 per il periodo d’imposta 2019.

L’articolo 4 del decreto sostegni ripropone un provvedimento che, al netto di alcune modifiche, riproduce l'analoga disposizione già contenuta nell’articolo 4, DL 119/2018.

Debiti tributari rottamabili

Naturalmente può essere rottamato il debito che residua alla data di entrata in vigore del decreto legge. Quindi possono fruire della sanatoria anche partite che inizialmente superavano la soglia di 5.000 euro, ma che, a seguito di parziali pagamenti o storni, rientrino alla data di entrata in vigore del decreto, nel limite suddetto.

C'è da dire che partecipano a formare il limite dei 5.000 euro, la sorte capitale, gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo e le sanzioni. Non partecipano invece gli interessi di mora e l’aggio di riscossione, che quindi qualora dovessero determinare il superamento della soglia, non impediscono l’applicazione della previsione in esame.

Molto importante sapere che occorre guardare non al totale della cartella, ma alla singola partita di ruolo che è identificata dall’importo totale del provvedimento, che sta a monte di essa.

Quindi ad esempio, una cartella che contenga, multe stradali per 3.000 euro, importi da liquidazione della dichiarazione dei redditi, ovvero Irpef per 4.500 euro e tassa rifiuti per 3.000 euro, può essere rottamata.

Debiti tributari non rottamabili

Le uniche esclusioni dalla rottamazione riguardano:

1) il recupero degli aiuti di Stato;

2) le somme da sentenza di condanna della Corte dei conti;

3) le sanzioni a carattere penale;

4) le risorse proprie Ue (ad esempio, dazi);

5) l’Iva all’importazione.

 

Chi può può beneficiare della rottamazione

Il provvedimento riguarda sia le persone fisiche che ai soggetti diversi dalle persone fisica, non essendo prevista una preclusione soggettiva.

E' previsto tuttavia un requisito reddituale. Pertanto può accedere alla rottamazione chi è il possesso di un reddito imponibile non superiore a 30.000 euro per l’anno di riferimento 2019.

Il limite reddituale è identico per la totalità dei contribuenti, comprese le società. Per reddito imponibile si fa riferimento a tutti i redditi posseduti, al netto degli oneri deducibili.

Sembrerebbe irrilevanti ai fini del computo l'entità dei redditi a tassazione separata, quali gli arretrati di lavoro dipendente, il Tfr e le plusvalenze da cessione di azienda. Mentre i redditi soggetti a cedolare sugli affitti dovrebbero al contrario rientrare nel limite dei 30.000 euro, alla luce del disposto di cui all’articolo 3, comma 7, del Dlgs 23/2011, a cui fa riferimento il D.L. 41/2021.

La rottamazione riguarda anche i carichi inclusi nella rottamazione ter e nel saldo e stralcio, fatti salvi i pagamenti già effettuati alla data di entrata in vigore del Dl.

 

Come muoversi per beneficiare della rottamazione

Un decreto delle Finanze da adottarsi entro 30 giorni dalla legge di conversione saranno dettate le disposizioni attuative della sanatoria, compresa la data di riferimento dell’annullamento del debito, naturalmente fino a quella data, sono sospese tutte le attività di recupero da parte dell’agente della riscossione relative ai debiti non superiori a 5.000 euro, a prescindere dalla posizione reddituale del debitore.

AT

Data del post: 23/03/2021

 

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