Disciplina dell'orario di lavoro e sanzioni

Lavoratore notturno

L’art. 1, comma 2, lett. e) punto 2 del D.Lgs. n. 66/2003, così come modificato dall’art. 41, comma 1, del D.L. n. 112/2008, individua il lavoratore notturno nel caso in cui la prestazione lavorativa nel periodo notturno non sia effettuata in modo abituale e rimanda ai contratti collettivi la definizione delle regole: è lavoratore notturno "qualsiasi lavoratore che svolga per almeno tre ore durante il periodo notturno almeno una parte del suo orario di lavoro secondo le norme definite dai contratti collettivi di lavoro". In mancanza della disciplina collettiva è considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga lavoro notturno per un minimo di 80 giorni lavorativi all'anno (limite da riproporzionare in caso di lavoratore part-time).

Lavoratore mobile

Il Decreto (art. 41, comma 2) estende la definizione di lavoratore "mobile" a qualsiasi lavoratore impiegato dall’impresa per il trasporto di passeggeri o di merci "sia per conto proprio che per conto di terzi".

Riposi giornalieri e settimanali

L’art. 7 del D.Lgs. n. 66/2003 prevede il diritto alla fruizione di un riposo giornaliero consecutivo di 11 ore ogni 24 ore. La previgente formulazione della norma ammetteva una deroga alla disposizione nel caso di attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata; l’art. 41, comma 4, del D.L. n. 112/2008 inserisce un’ulteriore deroga per le attività caratterizzate "da regimi di reperibilità ".
Il successivo comma 5 modifica parzialmente la disciplina del riposo settimanale, rendendola meno stringente. Infatti, il riposo settimanale di 24 ore consecutive, di regola coincidente con la domenica e da cumulare con le ore di riposo giornaliero (quindi, 24 ore più 11), deve essere calcolato "come media in un periodo non superiore a 14 giorni". In ogni caso, al datore di lavoro non è consentito interrompere la consecutività di tale riposo.

Deroghe alla disciplina dei riposi

L’art. 41, comma 7, modifica il contenuto del comma 1 dell’art. 17 del D.Lgs. n. 66/2003 (deroghe alla disciplina in materia di riposo giornaliero, pause, lavoro notturno, durata massima settimanale). Secondo il testo previgente, le deroghe potevano essere previste anche dalla contrattazione di secondo livello, purché conformi alle regole stabilite in sede di contrattazione nazionale. La nuova formulazione del testo elimina il vincolo di conformità alle regole "nazionali", richiedendo soltanto che i contratti collettivi territoriali o aziendali siano "stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale".

Notifiche sull’orario di lavoro

A decorrere dal 25 giugno 2008 viene meno l’obbligo di informare il Servizio ispettivo della Direzione provinciale del lavoro dell’esecuzione di lavoro notturno in modo continuativo o compreso in regolari turni di lavoro. L’obbligo di comunicazione era previsto soltanto nel caso in cui il lavoro notturno non fosse disciplinato dalla contrattazione collettiva; considerato che il ricorso al lavoro notturno è previsto dalla generalità dei contratti di lavoro, la norma risultava di scarsa utilità.
L’art. 41, comma 14, del Decreto Legge n. 112/2008 abolisce anche il comma 5 dell’art. 4 del D.Lgs. n. 66/2003, che prevedeva l’obbligo di comunicare al Servizio ispettivo della Direzione provinciale del lavoro, ogni quattro mesi o nel diverso periodo previsto dal contratto collettivo, il numero dei lavoratori che, nelle unità produttive con più di dieci dipendenti, avevano superato nelle singole settimane il tetto delle 48 ore mediante l’effettuazione di prestazioni di lavoro straordinario. La comunicazione alla Direzione provinciale del lavoro doveva essere effettuata entro trenta giorni dalla scadenza del periodo di riferimento (periodo non superiore a quattro mesi, elevabili fino a sei mesi ovvero fino a dodici mesi dai contratti collettivi).
Naturalmente, è venuta meno anche la sanzione prevista per la mancata effettuazione di tale comunicazione (sanzione amministrativa da 103 euro a 200 euro).

Sanzioni

L’art. 41 del D.L. n. 112/2008 modifica anche il sistema sanzionatorio previsto dal D.Lgs. n. 66/2003. Viene meno la sanzione amministrativa da 25 euro a 154 euro per la violazione relativa al superamento dell’orario normale di lavoro fissato in 40 ore settimanali (art. 3, comma 1, D.Lgs. n. 66/2003); se la violazione si riferiva a più di cinque lavoratori ovvero si verificava per più di cinquanta giornate lavorative nel corso dell’anno solare, la sanzione amministrativa andava da 154 euro a 1.032 euro e non era ammesso il pagamento della sanzione in misura ridotta.
Il mancato godimento del riposo settimanale nel giorno della domenica, eccezion fatta per le deroghe previste dall’art. 9, comma 3, del D.Lgs. n. 66/2003, è punito con la sanzione amministrativa da 130 a 780 euro, per ogni lavoratore (in precedenza era prevista una sanzione più lieve, da 105 euro a 630 euro). Si precisa, inoltre, che nel testo previgente la sanzione era riferita all’art. 9, comma 1, ossia al mancato godimento del riposo di almeno 24 ore consecutive ogni sette giorni, di regola coincidente con la domenica; sul punto, il Ministero del lavoro dovrà fornire opportuni chiarimenti.
La violazione della disposizione di cui all’art. 7, comma 1, del D.Lgs. n. 66/2003 (mancato godimento del riposo giornaliero di 11 ore consecutive ogni 24 ore) è punita con una sanzione amministrativa da 25 euro a 100 euro, in relazione ad ogni singolo lavoratore e ad ogni singolo periodo di 24 ore (in precedenza era prevista una sanzione da 105 euro a 630 euro).

 

 

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