Risarcimento danni da vacanza rovinata

RISARCIMENTO DANNI DA VACANZA ROVINATA


Soggiorno tutto compreso - responsabilità del tour operator – presupposti di utilità della vacanza – mancanza - incapacità di trovare soluzioni alternative – danno – sussistenza.


Il soggiorno privo dell’utilità sottesa all’acquisto del package tour, comporta l’applicazione dell'articolo 12/4 d.lgs n. 111/ 1995, che ha recepito all’interno del ns. ordinamento la direttiva comunitaria n. 314/1990/CEE, per la quale se dopo la partenza una parte dei servizi previsti dal contratto di viaggio "tutto compreso" non può essere effettuata, l'organizzatore deve predisporre adeguate soluzioni alternative per la prosecuzione dello stesso, oppure rimborsare il consumatore nei limiti della differenza fra le prestazioni originariamente previste e quelle effettuate, fermo restando l’obbligo di risarcire l’eventuale maggior danno.
L’operatore turistico che non adempia a tale obbligo alternativo, potrà essere citato in giudizio con esiti ragionevolmente favorevoli.
Detta soluzione appare necessaria, non potendosi opporre la mancata applicazione dell'art. 17 codice del consumo, che esclude la responsabilità del professionista qualora la mancata o inesatta esecuzione del contratto sia imputabile al consumatore, oppure dipenda da fatto imprevedibile o inevitabile del terzo ovvero, ancora, da forza maggiore o caso fortuito.
Ciò in quanto nel “viaggio tutto compreso”, il contratto è volto a soddisfare la "finalità turistica" (c.d. scopo di piacere) che connota la causa concreta e determina l'essenzialità di tutte le attività e dei servizi strumentali alla realizzazione del fine (preminente) del godimento della vacanza, per come essa viene proposta dall'organizzatore del viaggio e accettata dall'utente (cfr., tra le altre,  Cassazione civile sezione III n. 16315/ 2007).
 A tale ricostruzione si perviene analizzando la ratio della disciplina normativa, volta a tutelare l’effettività della vacanza, consentendo al consumatore di recedere dal contratto nel caso in cui la fruizione dei servizi che caratterizzano l'offerta non sia in concreto possibile (indipendentemente dal fatto che ciò accada prima o dopo la partenza).
 Nel contempo la disciplina, trasposta nel codice del consumo (decreto legislativo n. 206/05), assicura agli imprenditori la possibilità di mantenere il contratto formulando offerte alternative, ed ai consumatori l'opportunità di non subire o ridurre il danno derivante dalla mancata o inesatta esecuzione della prestazione che costituisce nel suo complesso il pacchetto turistico. Di particolare rilievo, sotto questo profilo, quanto previsto dall'articolo 91 cod. cons. per l'ipotesi in cui, dopo la partenza, una parte essenziale dei servizi previsti dal contratto non possa essere fornita. In tal caso grava sull’organizzatore, in alternativa all’obbligo di predisporre adeguate soluzioni per la prosecuzione della vacanza senza oneri aggiuntivi a carico del consumatore, quello di rimborsare quest'ultimo nei limiti della differenza tra le prestazioni originariamente previste e quelle effettuate, salvo il risarcimento dell’eventuale maggior danno (cfr. art.91/4).
 La norma prevede inoltre che qualora non sia possibile alcuna soluzione alternativa, o il consumatore non l'accetta sulla base di un giustificato motivo, l'organizzatore deve mettere a disposizione di questi un mezzo di trasporto equivalente a quello dell’andata, per consentirgli il ritorno sul luogo di partenza o in altro concordato, e restituire la differenza fra il costo delle prestazioni previste e quello delle prestazioni effettuate fino al momento del rientro. (art. 91/5).
 Per comprendere quanto sopra, occorre in primo luogo chiarire l'estensione del concetto di servizi che costituiscono parte essenziale, quindi presupposto di utilità, della prestazione turistica.  Ci si deve poi chiedere se il comportamento cui l'imprenditore è tenuto in base alla norma in esame presupponga che l'impossibilità di fornire, dopo la partenza, i servizi costituenti parte essenziale della prestazione, derivi solo da fatto ascrivibile all'imprenditore stesso ovvero anche da fatto indipendente dalla sua volontà.
 Deve altresì valutarsi se l'imprenditore sia esente dall'osservanza delle prescrizioni, qualora l'impossibilità di fornire i servizi sia dovuta a caso fortuito, forza maggiore, o fatto imputabile ad un terzo che abbia i requisiti dell’imprevedibilità ed inevitabilità. In questo senso, appare in primo luogo restrittiva una lettura dell'espressione “servizi” che faccia riferimento esclusivamente a prestazioni direttamente dipendenti dall'attività e dalla struttura imprenditoriale dell'operatore turistico, determinando un campo di applicazione limitato alle sole ipotesi in cui l'esecuzione del contratto sia impedita o fortemente pregiudicata da fattori che rientrino nel potere di controllo del tour operator.
 Deve invece ritenersi logica e coerente un’interpretazione che renda applicabile la norma anche quando a mancare non siano servizi riconducibili all'attività del tour operator ma, piuttosto, i presupposti estrinseci della vacanza, che rendono rilevanti e utili i servizi offerti.
 Rientra nella categoria la possibilità di accedere alle attrattive ambientali artistiche o storiche che ha indotto il turista ad acquistare il pacchetto turistico, sicché l’eventuale impossibilità determina il venir meno di un presupposto essenziale di utilizzazione del servizio che l'organizzatore del viaggio mette a disposizione.
 Risponde a tale interpretazione, riconnettere alla fruibilità di un mare di particolare bellezza e attrattività il carattere di presupposto essenziale del servizio, tale da costituire una parte essenziale della prestazione turistica, in quanto strettamente connesso all'ubicazione e al richiamo commerciale del villaggio presso cui era programmato il soggiorno.
 Il legislatore è quindi intervenuto per garantire la corrispondenza fra aspettativa di riposo, evasione, apprendimento e svago che una vacanza può fornire, ed offerta commerciale proveniente dall’organizzatore. Quest’ultimo non dovrà garantire la soddisfazione personale che il consumatore si era prefigurato di trarre, ma sarà tenuto ad assicurare quei servizi che almeno teoricamente possano attribuire quel piacere del viaggio o del soggiorno che il consumatore ha percepito come valore specifico e determinante dell'offerta commerciale del tour operator,  il quale  dovrà adoperarsi quando i presupposti di utilizzabilità dei servizi vengano a mancare. 
 Il tour operator assume infatti un’obbligazione di risultato, del quale è tenuto a rispondere. (cfr Cassazione Sez. III, Sentenza n. 21343 del 09/11/2004, Rv. 578572).
I legislatori comunitario e nazionale hanno comunque limitato questa responsabilità onde renderla compatibile con il carattere economico dell’attività dell’organizzatore. In questa prospettiva opera l'opzione (art. 91/4 cod. cons.) tra l’offerta di servizi alternativi e rimborso della differenza fra prestazione originariamente prevista e quella in concreto effettuata. Sempre in quest’ottica va letto l'esonero di responsabilità previsto dall'articolo 96 cod. cons., che si riferisce non alla prestazione di servizi alternativi o agli obblighi del tour operator nei casi di modificazione delle condizioni contrattuali (cfr. art. 91) bensì alla responsabilità per danni derivanti dall'inadempimento o dalla inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico (responsabilità disciplinata dagli artt. 94-95 del codice del consumo).
 Pertanto, la causa dell'inadempimento o inesatto adempimento delle prestazioni previste nel pacchetto turistico risulta indifferente, se si ha riguardo agli obblighi e diritti derivanti dalla disciplina delle modifiche delle condizioni contrattuali di cui all'articolo 91 cod. cons. Viceversa, l’organizzatore non sarà responsabile per i danni ascrivibili all'inadempimento o inesatto adempimento se dimostra la sussistenza delle condizioni per l'esonero di responsabilità  di cui all'articolo 96 cod. cons.
 Un’estensione dell'esonero dagli obblighi derivanti dall'articolo 91 cod. cons., deve invece escludersi per il contrasto che si verificherebbe con la ratio della disciplina comunitaria, e con lo stesso principio fondamentale sancito in materia dall'articolo 38 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, che prevede come fine istituzionale dell'Unione un elevato livello di tutela dei consumatori.
Tale livello di tutela consiste, nella specie, nel non attribuire rilevanza alla causa che determina il venir meno delle condizioni di utilizzabilità dei servizi previsti nel contratto di soggiorno tutto compreso, al fine di impedire che eventi estranei alla responsabilità del consumatore e del tour operator comportino l'esonero di responsabilità di quest'ultimo per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'articolo 91 cod. cons. Esonero che determinerebbe una ripartizione del rischio per eventi esterni alle specifiche prestazioni delle parti a carico esclusivo del consumatore.  Con l'adempimento di tali obblighi il legislatore ha invece previsto dei meccanismi di riequilibrio della sinallagmaticità del contratto e di tutela dell'effettività di una prestazione avente un rilevante valore immateriale per il consumatore.
                                                                                                                 dott. Alberto Migliorelli


 

Professionisti specializzati in questo settore

shadow

Dott. Armando Tranquilli

Roma (RM)
shadow

Dott.ssa Francesca Tranquilli

Fabrica di Roma (VT)

Invia qui il tuo quesito

Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del del D.Lg 196/03 *
Copia qui il codice di controllo