Trattamento Iva acquisto unita' da diporto

Presupposto territoriale per l’applicazione dell’IVA è che la compravendita sia da considerarsi effettuata nel territorio dello Stato.
La facoltà impositiva dello Stato agli effetti dell’IVA è limitata territorialmente dalla circostanza che un’unità da diporto sia da considerare nazionale, comunitaria oppure in temporanea importazione in Italia e si trovi nel territorio dello Stato all’atto del trasferimento della proprietà.
Ove tale presupposto non sussista la cessione dell’unità da diporto non può considerarsi rientrare nel campo di applicazione dell’IVA italiana.

Tuttavia la circostanza che l’imbarcazione “si trovi si trovi nel territorio dello Stato all’atto del trasferimento della proprietà” si verifica nel momento in cui si richiede l’iscrizione dell’imbarcazione dei Pubblici registri ed alla successiva immatricolazione.

Infatti per le imbarcazioni da diporto è obbligatoria, prima dell’immatricolazione, l’iscrizione in apposito Pubblico Registro, tenuto dalle capitanerie di porto.  E’ proprio tale circostanza che assimila tali beni a quelli immobili, per cui se sono registrati in Italia, si considerano presenti nel territorio  italiano e quindi sono soggetti ad Iva, non rilevando invece la presenza fisica dell’imbarcazione fuori dalla UE.  Il venditore nel momento in cui farà richiesta d’iscrizione  al Pubblico Registro si vedrà richiedere dalla Capitaneria di Porto la fattura con Iva.

Quindi il venditore dell’imbarcazione agendo nell’esercizio di un’impresa (sia come cantiere nautico, ovvero come commerciante di unità da diporto), ed essendo residente in Italia, è considerato soggetto d’imposta ai fini Iva ed è pertanto obbligato all’applicazione di tutte le disposizioni dell’Iva italiana ed in particolare pertanto dovrà emettere fattura con iva al 20%.

 

 

RECUPERARE L’IVA ASSOLTA

 

Il possesso e la gestione di unità da diporto da parte di società o enti non è considerata attività commerciale, e quindi non è ammesso il recupero dell’IVA pagata ai fornitori. Tale indeducibilità tuttavia si verifica solo a condizione che la partecipazione come soci consenta agli stessi il godimento personale o familiare delle unità da diporto gratuitamente o per un corrispettivo inferiore al valore normale.

Lo stesso trattamento vale qualora il godimento dell’unità da diporto sia conseguito indirettamente dai soci o partecipanti alla suddetta condizione, attraverso la partecipazione ad associazioni, enti o altre organizzazioni.

Si vuole evitare che, mediante l’intestazione a una società o ente di comodo, l’imposta pagata ai fornitori possa divenire deducibile e non rappresentare invece un costo come avverrebbe nell’ipotesi di acquisto da parte di un privato consumatore finale.
Esistono infatti norme che, sia ai fini dell’Iva sia quelli delle imposte dirette, tendono ad evitare l’elusione fiscale (cioè quel comportamento del contribuente che si sottrae alla tassazione) ottenuta mediante l’intestazione di unità da diporto a società o enti di comodo, quando tali unità da diporto siano sostanzialmente utilizzate per uso personale o familiare.

La detraibilità dell’Iva è ammessa soltanto se le unità da diporto sono state acquistate o come beni merce dall’azienda, che quindi da destinare alla rivendita, o come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa (art.19-bis 1 del DPR 633/72).

 

 

IPOTESI DI CHARTER O ATTIVITA’ SPORTIVA 

Conseguenze agli effetti delle imposte dirette
Nel caso in cui si voglia intestare l’imbarcazione ad una società o ad un’associazione sportiva dilettantistica si deve tener conto, oltre della effettiva operatività, dell’imponibilità minima generata dalla normativa sulle società di comodo. Infatti si presume che il reddito prodotto dalla società non sia inferiore al 3% del valore delle immobilizzazioni costituite da unità da diporto acquistate o prese in leasing.

A titolo d’esempio, considerando una società che svolge attività commerciale (ad esempio noleggio di unità da diporto o attività sportiva o ricreativa) e che ha acquistato unità da diporto aventi un valore di € 470.000,00 da utilizzare in tale attività, essa deve essere considerata società non operativa qualora in un certo esercizio consegua ricavi inferiori al 4% e quindi a € 18.800,00. In questo caso si presume che il reddito per quell’esercizio non possa essere inferiore a 14.100,00 e che quindi si debba versare € 3.877,5 per Ires ed € 680,00 per Irap ogni anno.

 

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