Accertamento entro i 60 giorni dal PVC nullo

 La Quinta Sezione Civile della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2279 del 3.02.2014, muovendosi su un solco già precedentemente tracciato, ha confermato l'esigenza del pieno rispetto del disposto sancito dall'art. 12, c. 7 della L. 212/2000 (c.d. Statuto del Contribuente), che fissa un necessario termine dilatorio, di almeno 60 giorni, tra la consegna del PVC e la correlata notifica dell'eventuale avviso d'accertamento, vietando nel contempo all'Amministrazione Finanziaria l'emissione dell'atto impositivo prima dello spirare di tale termine. Unica deroga è concessa qualora ricorrano dei casi di particolare e motivata urgenza.

Il legislatore ha in questo caso assunto un atteggiamento di favore per la realizzazione di un confronto tra le parti (Fisco e Contribuente) attuato tramite contraddittorio, per mezzo del quale si potrebbe anche giungere alla definizione anticipata delle eventuali pendenze e possibilmente anche ovviare al contenzioso: il tutto, in osservanza del disposto costituzionale contenuto nell'art. 97 della Corte Costituzionale che impone appunto alla Pubblica Amministrazione, ivi ricompresa quella finanziaria, di agire secondo i canoni di efficienza ed imparzialità.

Nel caso sottoposto all'esame dei Giudici del Palazzaccio, oltre a non essere stato rispettato tale termine dilatorio, non risultano altresì evidenziate ed adeguatamente motivate le "specifiche ragioni di urgenza" che hanno condotto a determinare l'illegittimità dell'atto impositivo, emesso ante tempus. Nel merito, l'ufficio aveva contrariamente sostenuto la legittimità del procedimento ritenendo sufficiente la mera circostanza che fosse in scadenza il termine per l'accertamento dell'imposta.

Ma tale conclusione non può risultare accettabile, in quanto, diversamente, si giungerebbe a convalidare in via generalizzata tutti gli atti per così dire in scadenza, giustificando irragionevolmente il mancato attivarsi dell'organo accertatore nel pieno rispetto dei termini fissati dalla norma in esame.

Il principio risulta d'altronde anche confermato dallo stesso giudice delle leggi, che ha avuto modo di precisare che la mancata indicazione, nell'accertamento, dei requisiti che integrano la particolare e motivata urgenza comporta la nullità dell'atto per vizi di motivazione (Corte Costituzionale ord. 29.07.2009 n. 224).

Nella pratica applicazione dei principi desunti, si ritiene che tra le fattispecie che possono integrare le cosiddette ragioni di particolare e motivata urgenza possono essere annoverati:

  • il fondato timore della perdita del credito erariale, tutelabile in alternativa mediante l'adozione di misure cautelari ex art. 22 del D.Lgs. 472/1997;
  •  tutte le altre circostanze obiettivamente non prevedibili, che non scaturiscano da un'attività mal programmata degli organi di controllo, concluse con un ritardo tale da compromettere il rispetto delle tempistiche normativamente prestabilite.

 

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