L'agenda digitale cambia pelle alla Pubblica Amministrazione

Il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera ha annunciato, con un tweet del 9 marzo u.s., l’approvazione dello statuto dell’Agenzia per l’Italia digitale, indispensabile per completare il percorso iniziato con l’approvazione della legge n. 221 del 17 dicembre 2012, recante misure urgenti per la crescita del Paese.
Adesso l'Agenzia è operativa e quindi passerà all'azione per rendere concreto e attuale il piano dell'Agenda digitale, con cui il governo intende trasformare profondamente la pubblica amministrazione e le città.
Si tratta di un altro passo avanti per dotare i cittadini di servizi più efficienti. Il nuovo organismo, infatti, potrà svolgere gli importanti compiti sul fronte dell'innovazione che le sono stati assegnati per dare continuità all'attuazione delle strategie e dei principali obiettivi contenuti nell'Agenda digitale italiana ed europea, che sono considerati prioritari per la crescita e lo sviluppo del Paese. 
L'Agenzia è l'asse portante operativo dell'Agenda, cioè di un pacchetto di norme, tra cui  il decreto Crescita 2.0 (DL 179 del 18 ottobre 2012 convertito dalla legge n. 221 del 17 dicembre 2012)  e la legge di stabilità 24 dicembre 2012,  n. 228, con le quali  l'Italia intende introdurre il digitale a tutti i livelli nel Paese: con una rete banda larga onnipresente, una pubblica amministrazione che funziona e comunica tramite internet, senza carta; città ("smart city") dove il traffico e i consumi energetici sono regolati ed efficienti e dove le aziende innovative trovano la strada è spianata per la crescita.
Uno dei compiti più importanti dell’Agenzia sarà quello di definire e sviluppare grandi progetti strategici di ricerca e innovazione connessi alla realizzazione dell'Agenda digitale italiana e in conformità al programma europeo Horizon2020.

Il progetto strategico Agenda digitale italiana
L'Agenda digitale è la strategia europea per sviluppare un'economia digitale fiorente entro il 2020. L'Agenda delinea politiche ed azioni che mirano a sfruttare la rivoluzione digitale a beneficio di tutti. Avviata su impulso della Commissione europea, l'Agenda verrà realizzata in stretta collaborazione con gli Stati membri.
L'Agenda digitale è una delle sette "iniziative faro" della strategia “Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, adottata dai ministri europei il 17 giugno 2010 per proseguire e rinnovare la strategia di Lisbona approvata dieci anni fa. La nuova strategia impegna gli Stati membri e l'Unione europea ad affrontare i principali ostacoli ad una crescita “intelligente, sostenibile e inclusiva”.
L’Agenda digitale italiana è una delle novità principali del decreto legge 9 febbraio 2012, n. 5, contenente “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo”, convertito nella legge 4 aprile 2012, n. 35. Sulla base della suddetta strategia definita a livello europeo nel 2010, essa mira a rendere liberamente disponibili i dati delle pubbliche amministrazioni, ad incentivare la trasparenza, la responsabilità e l’efficienza del settore pubblico, ad alimentare l’innovazione ed infine a stimolare la crescita economica.
Il termine ultimo per la realizzazione è il 2020. Entro questa data dovranno essere portati a compimento tanti e diversi obiettivi, tra cui  l’uso sociale della tecnologia, la realizzazione delle reti di nuova generazione e, più in generale, l’alfabetizzazione digitale.
Per tradurre in pratica questi obiettivi sono stati individuati cinque fronti.

1) Banda larga e ultra-larga. Per banda larga  si intende il sistema di connessione che permette di inviare informazioni a una velocità che varia dai 2 ai 20 Mbps (megabit per secondo). La banda ultra-larga, invece, viaggia a velocità superiore tra i 30 ai 100 Mbps. Nonostante gli sforzi compiuti finora, l’Italia è ancora indietro rispetto ai partners occidentali: quasi 5,6 milioni di italiani si trovano in condizione di divario digitale, difettano cioè delle nozioni di base per poter usufruire dei benefici del web, mentre sono almeno 3.000 le località nel Paese che sono prive delle infrastrutture necessarie per godere dei benefici della banda larga e ultra-larga, soprattutto nel Mezzogiorno, nelle aree rurali e in quelle lontane dai grandi centri urbani.

2) Smart Communities/Cities. Il tema ha registrato un rinnovato interesse anche in seguito al recente bando pubblicato dal Ministero dell’Istruzione (MIUR) come prima iniziativa volta a finanziare idee progettuali per “Smart cities e communities”.
Le città “smart” sono spazi urbani entro i quali  le comunità residenti (la community) possono incontrarsi, scambiare opinioni, discutere di problemi comuni avvalendosi di tecnologie all’avanguardia. La community funziona anche da stimolo per realizzare ricerche e progetti utili alle pubbliche amministrazioni. L’Agenda digitale italiana stanzia nuovi finanziamenti per realizzare le piattaforme tecnologiche necessarie a consentire alle città di adottare la filosofia smart.
Ma quando una città è smart? Oltre ovviamente alle dotazioni tecnologiche, sono tre le dimensioni principali di una smart city:
• quella economica, legata alla presenza di attività innovative e di ricerca, nonchè alla capacità di attirare capitali economici e professionali;
• quella del capitale umano e sociale. Una città è smart quando sono smart i suoi abitanti in termini di competenze e di capacità relazionale di inclusione e tolleranza;
• quella della governance, con l'adozione di modelli di governo improntati a dare opportunità per favorire la partecipazione civica nella creazione di valore pubblico.
Assumendo questa prospettiva, il concetto di smart city si lega indissolubilmente a quello di innovazione sociale. Le smart cities sono le città che creano le condizioni di governo, infrastrutturali e tecnologiche per produrre innovazione sociale, per risolvere cioè problemi sociali legati alla crescita, all'inclusione e alla qualità della vita attraverso l'ascolto e il coinvolgimento dei diversi attori locali coinvolti: cittadini, imprese, associazioni.
La materia prima diventa l’informazione e la conoscenza e le città si possono qualificare nel modo in cui informazione e conoscenza sono prodotte, raccolte e condivise per produrre innovazione. Sia essa comunicazione finanziaria, economica, sociale o culturale, le città sono sempre più nodi attivi dei flussi fisici ma anche, appunto, di quelli immateriali.

3) Open data. L’open data – letteralmente “dati aperti” – è un nuovo approccio alla gestione dei dati e delle informazioni in possesso delle istituzioni pubbliche, interamente gestito attraverso le tecnologie telematiche. L’Inghilterra e gli Stati Uniti sono stati i primi a sperimentare questo sistema. Ma il numero di paesi che adotta questo approccio è in continua crescita.
Con l’open data tutte le informazioni delle istituzioni pubbliche diventano accessibili e interscambiabili online. L’adozione del formato open è un’opportunità importante anzitutto per le amministrazioni, che superano così gli schemi rigidi e burocratici di accesso ai dati e di gestione delle risorse informative. Ma il formato open è un vantaggio anche per i cittadini che, grazie all’immensa mole di dati resi pubblici, possono avvicinarsi alle istituzioni e quindi essere più partecipi al loro operato.

4) Cloud Computing. La “nuvola di dati” è una delle novità più importanti dell’evoluzione tecnologica. Nel caso delle pubbliche amministrazioni, con cloud si intende la possibilità di unire e condividere informazioni provenienti da istituzioni diverse. Questo processo permette la maggiore interoperabilità dei dati, con vantaggi evidenti per la rapidità e la completezza dei processi amministrativi.

5) E-government. Ultimo, ma non per questo meno importante, è il principio del governo digitale, o Amministrazione digitale. Con l’Agenda digitale si creano nuovi incentivi per l’utilizzo delle tecnologie digitali nella pubblica amministrazione, le quali, unitamente ad azioni di cambiamento organizzativo, consentono di trattare la documentazione e di gestire i procedimenti  amministrativi finalizzati a fornire servizi ai cittadini con sistemi informatici. In questo modo da un lato viene ottimizzato il lavoro delle amministrazioni e dall’altro ne beneficiano gli utenti (cittadini e imprese)  che avranno servizi efficienti ed efficaci
Il dl crescita e la legge di stabilità 2013 hanno già previsto importanti norme in tema di agenda digitale. Documento Unificato Carta d’Identità Elettronica-Tessera Sanitaria, istituzione dell’ANPR - Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente - che subentra alle anagrafi della popolazione detenute dai Comuni, domicilio digitale del cittadino,  pagamenti elettronici sono solo alcune delle novità che si auspica possano produrre effetti nella modernizzazione del nostro paese e contribuire al rilancio dell’economia.

Dott.ssa Maria Rosaria Pacelli

 

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