Onorari dei Revisione negli Enti Pubblici

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 2235 del 16 febbraio 2012, ha stabilito che il commercialista revisore contabile che abbia un incarico nella pubblica amministrazione ha diritto a ricevere un compenso secondo le tariffe professionali, la delibera dell’ente pubblico che gli quantifica il compenso secondo dei criteri propri e non basati sulle tariffe, è da ritenersi illegittima.
 
Funzione di revisore in enti pubblici
1. Al dottore commercialista, revisore in enti pubblici, per i quali non sia prevista un’apposita tariffa, spettano gli onorari previsti all’articolo precedente (art. 37 della Tariffa) per i sindaci di società, commisurati rispettivamente:
a) alle entrate degli enti anziché ai componenti positivi di reddito;
b) al fondo di dotazione anziché al patrimonio netto;
c) al fondo di dotazione anziché al capitale sociale.
2. Qualora l’incarico comporti particolari difficoltà, o nel caso di unico revisore, agli onorari massimi di cui ai commi 2 e 3 dell’art. 37 può essere applicata una maggiorazione non superiore al 100%.
3. Gli onorari di cui al presente articolo non possono essere preconcordati.
 

La sentenza dei giudici di legittimità, che si allinea ai due precedenti gradi di giudizio, non lascia spazio a considerazioni; si ritiene il percorso seguito dalla Corte di Cassazione corretto.
Il commercialista revisore dei conti che ha un incarico in una pubblica amministrazione ha diritto a emettere una parcella che sia parametrata in base alle tariffe professionali; la pubblica amministrazione non può con una propria delibera decidere il compenso da attribuire al revisore contabile “derogando” le tariffe professionali.
 

 

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Dott.ssa Francesca Tranquilli

Fabrica di Roma (VT)

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